Il “bonus vacanza” va dato alle imprese, non ai turisti

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Con il passare delle settimane, nonostante le riaperture che ormai coinvolgono tutti i comparti turistici principali (sia pure con limiti e regole che vincolano l’attività), le speranze di un “ritorno alla normalità” sembrano affievolirsi.Hotel_Trettenero_bonus_vacanza

L’Alto Vicentino, e la Pedemontana Veneta e Colli in generale, soffrono la riduzione dei flussi di turisti, leisure e business, a cui si aggiunge una flessione anche dei flussi locali, di chi si muove in giornata, per i limiti alle manifestazioni tradizionali come le sagre, i concerti, le iniziative che prevedono “assembramenti” anche all’aria aperta. 

Ne parliamo sempre con la nostra collaboratrice, Dott.ssa Michela Pettinà.

FF – Lo sforzo delle autorità di governo e delle stesse agenzie regionali appare notevole, tra bonus vacanza, incentivi alla frequentazione di località diverse dai centri storici, sostegno alle attività all’aria aperta, nonché, per il Veneto, la campagna promozionale “The Land of Venice“. Come si sta evolvendo la situazione nell’Alto Vicentino?

MP – La situazione è indubbiamente difficile, non solo perché molti turisti hanno paura e sono poco propensi a muoversi, ma anche perché le famiglie riducono le spese (in vista di un autunno incerto) e molte aziende pensano, se possibile, di lavorare anche in agosto. Parlavo ieri con la proprietaria dell’Hotel Trettenero di Recoaro Terme, un hotel 4 stelle dell’Alto Vicentino, che non solo ospita turisti sia leisure che business e quindi ha una visione completa del movimento turistico, ma che ha anche una “memoria storica” su cui basarsi.   

Mi confermava esattamente queste due problematiche, quella legata al rischio di contagio e quella economica. Loro stimano un calo di turisti dell’80% e credo che le percentuali non siano diverse per le altre strutture della zona. Tralasciando il problema delle terme di Recoaro, che deve essere risolto al più presto, la loro fortuna (e lungimiranza) è stata aver investito indirizzando la domanda verso il turismo natura e sportivo, collaborando con guide alpine e noleggio di e-bike. La vedo più dura per quelle strutture che si basano solo sul business travel, per cui non è applicabile nemmeno il “bonus vacanza“.

FF – Ma per il classico turismo estivo, di vacanza, il bonus può funzionare?

MP – Penso che il “bonus vacanza” sia l’ennesima occasione mancata, pensata e costruita da chi non è riuscito a fare un passo in più, ad avere più coraggio. Era prevedibile che la versione iniziale del provvedimento, sotto forma di integrale detrazione d’imposta in capo al contribuente, sarebbe stata quantitativamente poco utilizzabile. Ma la seconda versione, con l’80% del bonus che si traduce in uno sconto immediato da parte delle imprese ricettive, non va a favore delle strutture, tanto che un’indagine ISNART rileva che più del 30% di queste non accetta il bonus. Le imprese hanno bisogno di liquidità, non di crediti d’imposta. Me lo diceva anche la proprietaria dell’Hotel Trettenero: loro hanno impiegato risorse nella realizzazione di uno splendido centro benessere, e del credito d’imposta non se ne fanno nulla, almeno nell’immediato. Lo stesso discorso vale per esempio per chi è in affitto, e ha estremo bisogno di liquidità. Sarebbe stato forse più semplice, come primo intervento al momento della ripartenza, “togliere” l’IVA sugli incassi alle imprese del ricettivo fino a fine anno: sarebbe stata una boccata d’ossigeno, piccola ma immediata. E si sarebbero evitate procedure macchinose, sia per le strutture che per il singolo contribuente che deve destreggiarsi tra identità SPID, DSU, QRcode e poi, l’anno prossimo, deve magari fare anche la dichiarazione dei redditi per recuperare l’altro 20%. 

FF – E dopo la “boccata d’ossigeno”? 

MP – Poi bisognava dare il “bonus” non ai turisti, ma alle imprese turistiche, a tutte, dalle strutture ricettive alle agenzie di viaggio, ai tour operator. Ma non come il contributo che è stato dato durante il lockdown, commisurato al fatturato di aprile 2019: ma lo sanno che le imprese turistiche hanno una loro stagionalità e che per alcune aprile è un mese di poco lavoro? 

Si poteva studiare un metodo “incentivante“, con un quota fissa per ripartire subito, e una quota percentuale, tarando la percentuale sul fatturato futuro: quanto più un’impresa fosse riuscita a limitare il calo di fatturato rispetto all’esercizio precedente, tanto più alto sarebbe stato l’incentivo. Questo avrebbe, a mio parere, spinto le strutture a investire maggiormente nel creare, e trasmettere al cliente, il valore della propria offerta, innescando un circolo virtuoso per cui più faccio “occupazione” o “pratiche”, più contributo ricevo.

FF – Sembra quasi un paradosso: dare più contributi a chi “fa più soldi”.

MP – Bisogna cambiare paradigmi, uscire dagli schemi. Il “ritorno alla normalità” non può funzionare.  

Pensiamo allo “smart working“: nonostante gli enormi problemi soprattutto per le lavoratrici (in un periodo, per di più, in cui i figli in età scolare erano a casa), ha portato dei risultati positivi e in tante imprese si sta ancora utilizzando; eppure prima del Covid era usato pochissimo.
Si parla da anni dell’assurdità, tutta italiana, della chiusura totale delle attività economiche a Ferragosto: adesso è il momento di ripensare la vita in azienda. Restare ancorati alla logica del “fringe benefit”, del “team building”, non ha senso: per la maggior parte dei lavoratori, la vita è “fuori” dall’azienda, con la propria famiglia, magari anche in vacanza. Le aziende, più che ipotizzare di non fare le ferie, dovrebbero pensare a una sorta di smart-vacation, come soluzione ponte verso nuovi modi di armonizzare i tempi di vita e di lavoro. E la base di tutto è la programmazione e la diffusione dell’informazione.

Insomma, conciliare gli interessi dell’industria e del turismo è possibile, con un beneficio per le famiglie e per le imprese. Bisogna tuttavia ragionare nell’ottica della crisi e non di un ritorno illusorio a una rapida normalità.